Storia

Il Museo d’arte della Fondazione Luigi Rovati è ospitato in uno storico palazzo milanese affacciato sui giardini di via Palestro, in corso Venezia 52.

Nelle fonti settecentesche l’area viene chiamata “Borghetto di Porta Orientale”, un toponimo che si ritrova ancora oggi nella via che costeggia l’isolato del Museo. Numerosi autori dell’epoca la consideravano una delle zone più malfamate della città e, durante la peste del Manzoni, era un ritrovo dei monatti. Al Settecento risale anche un nuovo progetto che riorganizza gli spazi partendo dal porticato. Viene realizzato un camminamento in ciottoli che conduce al giardino, vengono costruiti i muri perimetrali e il silos viene convertito in pozzo perdente con cisterna.
Nel 1836 l’area viene acquistata dall’inglese Giacomo Johnson che vi installa un laboratorio per la produzione di bottoni e stemmi in metallo stampato, come confermano alcuni bottoni in bronzo ritrovati negli strati di scavo più superficiali. Alla morte del fondatore l'attività viene proseguita dal figlio Stefano che dà maggiore impulso alla produzione di medaglie e contemporaneamente modifica la ragione sociale in "Stefano Johnson - Fabbrica di medaglie".

Nel 1871 il Principe di Piombino costruisce il palazzo attuale: le strutture precedenti vengono rasate a una medesima quota e poi interrate.
L’edificio rientrerà successivamente nelle proprietà di Donna Javanotte Manca di Villahermosa, vedova del senatore Ettore Bocconi. Nel 1958 la proprietà viene ceduta a Giuseppina Rizzoli.
L’intervento di ristrutturazione e riqualificazione più significativo risale al 1960, commissionato dai nuovi proprietari, la famiglia Rizzoli, e coinvolge due architetti: Ferdinando Reggiori, già archeologo e protagonista della ricostruzione della casa-museo del Poldi Pezzoli, e Filippo Perego, specializzato nella ristrutturazione di palazzi e ville antiche Il primo modifica la morfologia del palazzo e progetta il rifacimento della facciata interna il secondo ridisegna gli interni, ripristinandone l’identità ottocentesca con l’inserimento alcuni ambienti contemporanei.
Non più abitato, nel 2016 è acquistato dalla Fondazione che affida il nuovo progetto di riqualificazione allo studio MCA, guidato dall’architetto Mario Cucinella.

 

Progetto

La nuova operazione di trasformazione architettonica riguarda tutto il Palazzo ed è affidata allo studio MCA - Mario Cucinella Architects, che ha interpretato la necessità della Fondazione di disporre di uno spazio museale moderno.


Il progetto prevede che la facciata storica vincolata sia conservata; il corpo del palazzo è oggetto di una profonda trasformazione e risponde alle esigenze della Fondazione. In particolare, l’ampliamento dei piani interrati permette la realizzazione del piano espositivo ipogeo e del piano destinato ai depositi della collezione e agli impianti tecnologici. Il primo piano, che prosegue il percorso espositivo, mantiene lo spirito e lo stile del palazzo: i pavimenti, i soffitti e gli arredi originali sono oggetto di un importante restauro conservativo. Gli altri piani dell’edificio ospitano funzioni connesse all’attività museale: uffici, sala studio, sale conferenze, spazi per le esposizioni temporanee, lo shop museale, il caffè bistrot e il ristorante. Al piano terra, la grande hall d’ingresso ha la funzione di spazio di distribuzione: una piazza sempre accessibile su cui si affacciano la biglietteria, lo shop museale, il caffè-bistrot, l’ingresso al ristorante gastronomico situato all’ultimo piano e il giardino con il padiglione espositivo.

Nel progetto di recupero del giardino, oggetto di tutela paesaggistica, sono preservate le specie arboree esistenti storiche in armonia con nuovi innesti plantari e vegetativi identitari del paesaggio dei giardini milanesi ad opera del Piermarini. Il Padiglione, da serra e ricovero per gli arredi del giardino, è interamente ristrutturato e riconvertito in spazio espositivo.

Nella progettazione grande attenzione è data al tema della sostenibilità ambientale ed energetica, sia in termini impiantistici che nella scelta dei materiali: l’edificio risponde ai parametri della certificazione mediante protocollo LEED.

L’infrastruttura tecnologica e dei servizi digitali è stata progettata con un sistema, primo nel suo genere, che integra in un’unica piattaforma le informazioni dell’esperienza di visita con quelle della governance museale.

 

Mappa dei piani